Wild Christmas Pudding

Un antico dolce medioevale in chiave selvatica

Oggi è la Stir-Up Sunday!!!Quale occasione migliore di condividere la prossima novità di i Skogen!, un numero interamente dedicato alle ricette natalizie selvatiche per un Natale e un Capodanno salutari, plant-based ma soprattutto gustose da leccarsi i baffi?


Una piccola anteprima oggi proprio per commemorare una data così importante 😉

Nella chiesa anglicana si usa il termine Stir-Up Sunday per indicare l’ultima domenica prima della stagione dell’Avvento.

Prende il nome dall’inizio della colletta, una preghiera breve, nel Book of Common Prayer (il testo di riferimento dottrinale e liturgico della Chiesa anglicana), che inizia così: “Stir up, we beseech thee, O Lord, the wills of thy faithful people”.

Questo modo di dire è però associato da secoli all’usanza di cominciare oggi a preparare una prelibatezza che per gli abitanti del Regno Unito significa solo una cosa: Natale!!!


Il Christmas Pudding è una delle tradizioni natalizie britanniche *fondamentali* e si dice che sia stato introdotto dal principe Alberto, marito della regina Vittoria – in realtà la versione senza carne fu introdotta da Giorgio I nel 1714 e ha origini tedesche -.

La maggior parte delle ricette per il Christmas Pudding richiede una preparazione con largo anticipo, e quindi today is the day!


Tradizione vuole che la famiglia intera si riunisca oggi in cucina e “mescoli”, ecco il perché della dicitura stir up “mescolare”, la mincemeat, che tradotto letteralmente sta per “carne tritata a pezzi piccoli” ma che in realtà indica il ripieno del pudding. Ma andiamo con ordine…

Il pudding (“un tipo di salsiccia; lo stomaco o intestino di maiale, pecora, etc. farcito di carne trita, lardo, spezie, bollito e conservato”, forse da una radice germanica occidentale *pud- “gonfiarsi”, fonte anche dell’anglosassone puduc “natta”, dialetto della Westfalia puddek “grumo; budino”, basso tedesco pudde-wurst “budino nero”, dialetto inglese pod “pancia”, cfr. pudgy “paffuto; grassoccio; tarchiato”; anche se alcuni sostengono derivi dal francone boudin “salsiccia”, dal latino volgare *botellinus, dal latino botellus “salsiccia”; il senso attuale è emerso nel 1670, per estensione da altri cibi bolliti o al vapore in una sacca. Il tedesco Pudding, il francese pouding, lo svedese pudding e l’irlandese putog sono tutti prestiti dall’inglese) ha origine nell’Inghilterra medioevale, in cui era chiamato plum pudding o solo pud. Contrariamente al nome, non conteneva prugne: il termine plum nella lingua pre-vittoriana indicava l’uva passa.

C’è chi segue una leggenda e quindi sostiene che gli ingredienti debbano essere 13, a rappresentare Gesù e i 12 apostoli.

Certo è che le prime ricette indicavano lardo, frutta secca, mollica di pane, farina, uova e spezie, mischiate con un liquido che poteva essere latte o vino fortificato. Ogni famiglia naturalmente aveva e ha la sua ricetta, che però anticamente prevedeva l’uso di ingredienti costosi come le spezie e quindi non per tutti.

L’aspetto è sempre stato nero, a causa del dolcificante che spesso era il black treacle, la melassa.

Tutto veniva poi reso più umido dalla presenza di agrumi, brandy o birre scure, come una stout o una porter.

Prima del XIX secolo il Christmas pudding veniva bollito in un apposito canovaccio e la sua forma era rotonda; a seguito della moda vittoriana che continua ancor oggi l’impasto viene messo in uno stampo e poi cotto al vapore. L’impiattamento è il classico con il rametto di agrifoglio, e a seconda della quantità di alcool viene accesa la fiamma.

Si può mangiare con la cosiddetta hard sauce (burro al brandy o al rum), panna, crema al limone, gelato, crema pasticcera o besciamella dolce. Alcuni lo ricoprono di zucchero a velo.

E così, oggi si mischia. I genitori insegnano ai figli come mescolare gli ingredienti. Tutti si danno da fare e ognuno esprime un desiderio per l’anno prossimo, mentre si mescola. Per tradizione, l’impasto si mescola da est a ovest in onore dei re Magi. Alcune famiglie aggiungono anche, all’interno dell’impasto, una moneta d’argento (e chi la troverà avrà fortuna, ovviamente).


Non potevo esimermi dal presentare una ricetta selvatica, che sia di buon auspicio per il ritorno nei boschi e nei prati e che porti l’acquolina in bocca a chi il selvatico lo conosce già ma soprattutto a chi si approccia quasi timoroso.E quindi, che Stir Up Sunday sia!

Ecco la ricetta del Wild Christmas Pudding!


Ingredienti: 350 grammi di frutta selvatica mista, anche secca (cinorrodi, biancospino, mele selvatiche, mele cotogne, crespino, cachi, fichi secchi, uva selvatica, bagolaro, sambuco, etc.); 100 grammi di prugnole essiccate, o anche prugne denocciolate; 100 grammi di zucchero di canna grezzo – o se ce l’hai, usa la melassa o anche il vincotto -; 4 cucchiai di rum scuro – puoi anche usare un liquore che preferisci, basta che sia forte! -; 100 ml di birra stout, 100 grammi di noci o faggiole a pezzi; 100 grammi di mandorle; 100 grammi di granella di mandorle o faggiole; 100 grammi di mollica di pane di ghiande o altro pane, magari con semi selvatici; 50 grammi di farina; 100 grammi di burro di mandorla (o altro burro vegetale) ghiacciato e grattugiato, e un altro po’ per il fondo dello stampo; mezzo cucchiaino di polvere di bacche di bagolaro (Celtis australis) o di drupe di pepe rosa (Schinus molle) essiccate, o di noce moscata; un cucchiaino di polvere di rizoma di cariofillata (Geum urbanum); due cucchiaini di mixed spice (o puoi preparare il tuo mix con polvere di zenzero, macis, chiodo di garofano, etc.); 100 grammi di amarene o visciole candite o sotto spirito; tre uova o due bicchieri colmi di aquafaba.

Procedimento: mischia la frutta selvatica mista, le prugne, lo zucchero, il rum e la birra stout in una ciotola capiente. Mescola bene, copri e lascia riposare per 24 ore affinché la frutta si impregni del liquido.

Dopo 24 ore inserisci le noci o le faggiole, le mandorle, la granella di mandorle o faggiole, la mollica, la farina, il burro, le spezie, le amarene o le visciole e le uova (o l’aquafaba) nella prima parte di impasto preparata il giorno prima e mischia, mischia, fai mischiare da ogni membro della famiglia e che ognuno esprima un desiderio!

Copri con pellicola e lascia riposare per 24 ore.

Trascorse le 24 ore, imburra uno stampo per pudding da un litro e mezzo circa (volendo va bene anche uno stampo in silicone per il pandoro o a cupola, per il budino, se ce l’hai).

Taglia un cerchio di carta forno e sistemalo alla base, ricoprendolo con altro burro. Sistema l’impasto nello stampo, premendo bene. Ritaglia un altro pezzo di carta forno del diametro della base e sistemalo sulla base del pudding, a coprirlo, premendo bene. Copri ancora con carta stagnola o altra carta che permetta di chiudere il tutto molto bene. Lega il tutto con spago da cucina.

Riempi una pentola d’acqua per tre quarti e prepara una striscia con la stagnola che andrai a sistemare al centro della pentola. Sulla striscia sistema lo stampo con l’impasto, al centro dell’acqua. Assicurati che l’acqua copra lo stampo per due terzi. Lascia i “manici” della striscia di stagnola fuori dalla pentola, ti serviranno dopo per aiutarti a togliere lo stampo più agevolmente.

Porta l’acqua a bollore e una volta che bolle abbassa la fiamma. Lascia cuocere così per 5/6 ore, aggiungendo acqua a livello dei tre quarti quando evapora.

Una volta passate le 5/6 ore, rimuovi lo stampo con cautela con l’aiuto delle strisce di stagnola e del canovaccio e lascia riposare.

Il pudding così preparato può esser conservato fino a due anni in luogo fresco e asciutto.

Per servirlo, cuoci nuovamente nella pentola piena d’acqua per due ore o finché tutto lo stampo è bollente.

Prima di portare in tavola, impiatta accendendo la parte superiore con un accendino e se vuoi sistema un rametto di agrifoglio (le foglie e lo stelo non sono tossici, le bacche sì).

Se non riesci a cuocere il pudding in sei ore di fila puoi anche cuocere tre ore in un giorno e tre ore il successivo, c’è chi sostiene che così sia ancora più buono!

Ovviamente il trucco per una riuscita perfetta è utilizzare cibo selvatico della miglior qualità!

Lascia un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Azienda Agricola Pikniq

di Filomena Valeria Eleonora Matarrese

via Francesco Comolli, 2 – Valganna (VA) – Italy

Telefono: (+39) 0332 1801155

Cellulare: (+39) 347 7523337

Per inviarci un messaggio compila il modulo di contatto.

     No

Per poter accedere al modulo di contatto dichiaro di aver prima preso visione, cliccando questo link, di come saranno trattati i miei dati personali ai sensi del Regolamento UE (GDPR) 2016/679.

Ho preso visione di come saranno trattati i miei dati personali ai sensi del Regolamento UE (GDPR) 2016/679.