Salvia

Salvia spp.

Il genere Salvia appartiene alla famiglia delle Lamiaceae, dai tipici fiori a forma bilabiata, per cui si chiama anche Labiate. Il nome deriva dal suo “genere tipo” Lamium, conosciuto come “falsa ortica”, dal greco laimos “fauci, gola” e dal nome della regina libica Lamia: le mamme greche, per placare i loro figli, raccontavano della regina-mostro capace di ingoiarli, proprio come i fiori di questa famiglia quando un bombo entra nel tubo corollino in cerca del nettare.

Questa famiglia ha il principale centro di differenziazione nel bacino del Mediterraneo, nelle zone degradate della macchia mediterranea e nelle garighe, in terreni rocciosi, calcarei o sabbiosi. Per la presenza di sostanze aromatiche, molte specie di questa famiglia sono usate in cucina come condimento e in profumeria, farmacia e per farne liquori.

Il genere Salvia è particolarmente ricco di specie sia annuali che perenni, la cui specie più conosciuta è forse la Salvia officinalis – e non tutti forse sanno che da poco tempo anche il rosmarino è diventato Salvia rosmarinus -.

È originaria dell’Europa meridionale e fu introdotta nel continente americano solo nel XVII secolo.

Suffruticosa perenne, dal forte e inconfondibile aroma canforato, sempreverde, è alta fino a 50 cm con radici fusiformi, robusta e fibrosa e con fusti legnosi alla base. Ha foglie oblungo-lanceolate verdastre e rugose sulla parte superiore e biancastre nella pagina inferiore. I fiori tubulosi, azzurro-viola, sono raccolti in “spighe” apicali che fioriscono tra aprile e maggio, sono ermafroditi e molto amati dagli impollinatori. In Italia è sia spontanea che coltivata su tutto il territorio; allo stato spontaneo cresce nei luoghi aridi fino a 500 m s.l.m..

Le sue proprietà aromatiche sono date dall’olio essenziale che le conferisce anche il suo odore particolare. È un ottimo tonico, è antispasmodica e diuretica e si usa in caso di astenia, per i disturbi epatici, per le infezioni delle vie respiratorie, in caso di asma e ipotensione. Cura anche stomatiti, laringiti e affezioni della bocca per le sue doti antisettiche.

Salvia deriva dal latino salvus “salvus” o, secondo alcuni, da salus “salute”, in entrambi i casi per indicare le sue numerose virtù.

Un celebre detto dei medici della Scuola Medica Salernitana era: cur moriatur homo, cui salvia crescit in horto? ovvero “come può morire l’uomo nel cui giardino cresce la salvia?”. E fu proprio la Scuola Medica Salernitana, la più famosa nel Medioevo, depositaria della conoscenza medica, ad aver dato a questa pianta il nome di Salvia Salvatrix, “salvia che salva”.

Un famoso proverbio inglese consiglia: “chi vuol vivere a lungo deve mangiare la salvia nel mese di maggio”.

La leggenda narra che, durante la tremenda peste che colpì la città di Tolosa nel 1630, quattro ladri, non tenendo conto del rischio di contagio, entrarono nelle case degli appestati, moribondi, per depredarli delle ricchezze. Arrestati, furono condannati all’impiccagione. Un giudice intelligente e curioso si chiese però come mai non furono contagiati: nessuno dei quattro. Li interrogò, promettendo loro la grazia se avessero rivelato il segreto. I ladri raccontarono che per due volte al giorno si bagnavano i polsi e le tempie con un “macerato” di diverse specie vegetali, tra cui salvia, rosmarino, timo e lavanda. Questa preparazione, da quel giorno, fu conosciuta come “aceto dei quattro ladri”. I registri della città riportano che comunque i ladri furono impiccati.

Nel corso di un’altra epidemia, nel 1720 a Marsiglia, altri ladri depositari del segreto, ma più fortunati dei precedenti, furono sorpresi e poi sottoposti a giudizio e liberati in cambio della formula segreta che fu trascritta nel museo della vecchia città di Marsiglia. Il Codice Ufficiale Francese del Corpo Medico ufficializzò nel 1748 l’Aceto dei Quattro Ladri, aggiungendo cannella, acoro aromatico e aglio, dato che alcuni guaritori conoscevano altre composizioni. Fu utilizzato con successo per preservarsi dai contagi: era considerato disinfettante, detergente e utilizzato anche in caso di sincope, ma scomparve dal Codice nel 1884 con l’avvento della medicina moderna.

La ricetta, elaborata poi con l’aggiunta di altri ingredienti dall’erborista Ermanno Valli, è la seguente: si mettono in un barattolo un cucchiaio di foglie di salvia tritate, un cucchiaio di foglie di rosmarino tritate, uno spicchio d’aglio schiacciato. Queste erano le erbe già utilizzate nel Medioevo. Si possono aggiungere: un cucchiaio di foglie di noce tritate, un cucchiaio di foglie di alloro tritate, un cucchiaio di chiodi di garofano schiacciati, una stecca di cannella schiacciata, un cucchiaio di lichene islandico tritato, un cucchiaio di ginepro (sia ramoscelli che bacche) tritato. Si ricopre tutto con un litro di buon aceto, bianco o rosso, quindi di vino, e si lascia macerare per una settimana. Passato il tempo, si filtra.

Questo aceto ha proprietà antisettiche, e da solo contiene sette proprietà di antibiotici. Si prepara a freddo e si conserva a lungo.

È utile per prevenire e combattere le malattie virali e epidermiche (due gocce a polsi e tempie mattino e sera, proprio come i ladri).

In caso di malattia, si può assumere un cucchiaino di aceto diluito in acqua per tre volte al giorno.

Sono indicati anche i pediluvi, diluendo mezzo bicchiere di aceto in due litri d’acqua.

Oggi le proprietà degli ingredienti sono conosciute: le erbe utilizzate sono antisettiche, antibatteriche, antivirali, antimicotiche, antinfiammatorie, vermifughe, carminative, colagoghe, febbrifughe, insetto-repellenti, antiveleno, stimolanti, vulnerarie e bechiche.

Una leggenda cristiana, invece, narra perché alla salvia fossero attribuite tante virtù: quando la Sacra Famiglia fuggì in Egitto, solo l’umile piantina di salvia accettò di nascondere Gesù Bambino dalla vista dei soldati. Allora la Madonna la bene e le fece dono delle sue qualità terapeutiche. Essa rientrava tra le specie che gli antichi Egizi utilizzavano per l’imbalsamazione e le attribuirono la proprietà di render fertili le donne; anche loro la usavano contro la peste. Era considerata afrodisiaca, tant’è che Cleopatra – si narra – ne faceva uso per conquistare gli uomini.

I Greci vietarono l’assunzione di vino, estratti e bevande a base di salvia per evitare intossicazioni.

Teofrasto raccontava che la salvia respinge le malattie e la vecchiaia.

La salvia era sacra per i Romani, simbolo di vita; la utilizzavano come panacea per tutti i mali. Era usata per regolare il ciclo mestruale (credenza in seguito riconosciuta a seguito della scoperta di un estrogeno che regola la fecondità).

Essi organizzavano un evento importante al tempo della raccolta, che veniva effettuata sempre con attrezzi di metallo più nobili del ferro.

Plinio raccomanda la salvia contro i morsi di serpente e di scorpioni, purché non fosse una pianta malata.

Alla salvia sono sempre stati riconosciuti poteri particolari: le sue foglie secche raccolte in smudge stick e quindi bruciate come incenso purificano gli ambienti e le persone che in questi ci vivono; proteggono da influssi negativi.

I nativi americani la usano durante le cerimonie sacre.

Nel Medioevo si credeva che la salvia avesse il potere magico di donare longevità e saggezza.

La salvia in magia si usa in tutte le attività che riguardano la fortuna, la buona salute, la saggezza e la longevità, la protezione e la guarigione, e la realizzazione dei desideri. Le antiche streghe la polverizzavano e la mescolavano alle candele gialle, preferibilmente di mercoledì e in luna crescente.

Le foglie di salvia elaborate secondo precisi rituali venivano utilizzate per difendersi dagli incubi notturni.

Alcuni detti popolari vogliono che nelle case dove la salvia cresce bella e forte sia la moglie a spadroneggiare, mentre se la pianta di salvia che si ha nel giardino muore gli affari andranno male. In Veneto si dice che quando muore la salvia nell’orto muore anche il padrone di casa se non è già morto.

Si ritiene che come il rosmarino stimoli la memoria e sia utile per il cervello, un tempo era anche usata per alleviare le emicranie.

Ai fiori di salvia è attribuito il significato di salvezza, ispirato ovviamente dalle molteplici proprietà medicinali.

Ecco alcune ricette:

vino di salvia: mettere in un litro di buon vino rosso 30 grammi di foglie di salvia e mettere in macerazione per una settimana. Trascorso il tempo filtrare e conservare in una bottiglia di vetro scuro, in luogo fresco e asciutto. Si possono bere due bicchierini al giorno come digestivo e antireumatico.

infuso: un grammo di foglie di salvia in 100 ml di acqua bollente, versata sulle foglie. Si lascia in infusione per una decina di minuti, si filtra e si beve una tazzina al giorno, se si vuole aggiungendo un dolcificante e un po’ di scorza di limone (anche essiccata e polverizzata): si usa contro asma e tosse.

Quest’infuso è un ottimo rimedio per fare gargarismi per il mal di gola e sciacqui per le gengive infiammate.

Grappa alla salvia: macerare per una ventina di giorni in 250 ml di grappa buona alcuni rametti di salvia freschi, in un barattolo di vetro chiuso che ogni tanto andrà agitato. Passati i venti giorni, filtrare e unire il liquido ottenuto a 750 ml di grappa nella quale saranno stati sciolti 50 grammi di miele.

Le foglie fresche sono utilizzate da tempo immemore al posto del dentifricio: strofinate sui denti li puliscono, tolgono il tartaro e rinfrescano l’alito.

Per preparare il dentifricio alla salvia, mescolo 6 grammi di salvia essiccata e polverizzata finemente con 10 grammi di carbonato di calcio in polvere e 5 grammi di bicarbonato di sodio in polvere. Infine, questo mix si unisce ad argilla verde e se ne usa pochissimo. Lascia la bocca fresca e con una meravigliosa sensazione di pulito, senza il fluoro cancerogeno e senza chimica dannosa per noi e l’ambiente.

L’etnobotanica ci insegna che le foglie erano pestate in un mortaio, messe sulle ferite, perché ne stimolano la guarigione. Si è poi scoperto che la salvia contiene un cicatrizzante.

Nel lavoro nei campi poteva capitare di tagliarsi; per i tagli più profondi si ricorreva a un espediente risalente ai Romani: si riempiva la ferita con sabbia e poi si fasciava con una garza imbevuta di infuso di salvia.

L’uso alimentare della salvia è antichissimo, è sempre stata usata soprattutto come aromatizzante.

Molto famose sono le foglie pastellate e fritte, ma si possono friggere anche senza pastella, così come sono, salarle con polvere di castalda essiccata e gustarle ancora calde, perché il calore fa sprigionare tutto il loro aroma dato dai meravigliosi oli essenziali.

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