Eleagno

Eleagnus spp.

L’eleagno è un arbusto sempreverde che cresce fino a 5 metri per 5, anche abbastanza velocemente.

Da ottobre a gennaio è in fiore, dei fiori bianchi profumatissimi che attraggono gli impollinatori e sono una meraviglia nel bosco o nel giardino: passerei ore a osservare come danzano tra i fiori!

Del resto, la specie è ermafrodita e viene impollinata dalle api.

Puoi trovarlo nei boschi sia in piena ombra, all’interno, che ai margini. Tollera la siccità e quindi si può trovare anche vicino al mare.

Elaeagnus deriva dal greco antico ἐλαίαγνος (elaíagnos) o ἐλέαγνος (eléagnos, che forse indicava la Myrica, presumibilmente Myrica gale). Elaia significa “oliva”, e agnos “puro”, con riferimento all’aspetto del frutto e della foglia molto simili a quelli dell’olivo.

Solitamente l’eleagno è coltivato, in Italia, come ornamentale: in realtà è anche commestibile!

Si possono mangiare sia i frutti che i semi (“noccioli”).

I suoi frutti maturano da aprile a maggio, e gli inglesi li chiamano silverberry, in particolare quelli della specie ebbingei, perché sono rosso corallo ma punteggiati d’argento; i frutti delle altre specie come la commutata e l’umbellata vengono chiamati comunemente olive berries o autumn berries, perché ricordano le olive.

Oltre a essere una specie utilissima se hai intenzione di realizzare una Food Forest (bosco alimentare) poiché fissatrice di azoto, con i frutti puoi davvero sbizzarrirti!

Da acerbi se mangiati crudi sono astringenti, quindi puoi metterli in salamoia come le olive. Lasciali maturare sulla pianta e avrai una prelibatezza: puoi mangiarli sia crudi che cotti.

Da crudi, puoi realizzare una crema spalmabile ricchissima di nutrienti (il frutto contiene tantissimi minerali e vitamine, soprattutto A, C e E) o utilizzando un estrattore, sempre a crudo, ottenere una salsa per le macedonie o come bagna per i dolci.

Puoi cuocerli e ottenere composta, marmellata, ketchup, “cuoio”… e puoi farli essiccare come uva sultanina.

Due sono le caratteristiche pazzesche di questa specie: la prima è che i suoi frutti sono un’ottima fonte di acidi grassi essenziali, che non si trovano quasi mai nella frutta. La seconda è che se la fai crescere vicino gli alberi da frutto, ne aumenta almeno del 10% la produttività.

In etnobotanica poi scopriamo che la corteccia fibrosa dell’eleagno veniva intrecciata per fare cordame resistente, e addirittura tessuta per farne abiti e coperte!

Sono frutti molto amati dagli animali, ad esempio rappresentano più di un quarto del cibo invernale di un alce; forniscono nido a numerosi passeriformi. Questo, per sottolineare di come anche quando si raccoglie bisogna non solo non esagerare nella “presa” ma approcciarsi con cautela per non disturbare altri esseri viventi.


Tornando ai frutti in cucina, vanno raccolti quando sono belli rossi e morbidi, e il sapore ricorderà la fragola, con toni più aciduli, o l’uva matura. Il sapore migliora se dopo la raccolta lasciate i frutti in un cestino in un punto della cucina un po’ assolato ma non con raggi del sole diretti per un paio di giorni.


Lo stupore sta nell’uso dei semi, che sono commestibili e il cui sapore ricorda le noccioline! Si possono mangiare insieme alla polpa ma in questo caso la texture sarà un po’ fibrosa; conviene allora aspettare un po’ e lasciare che “secchino” per uno o due giorni e magari tostarli per neanche un minuto in padella antiaderente.


E infine, per completare il quadro che rasenta la perfezione di questa specie magica, stanno studiando il frutto intero per le sue proprietà di fermare o ridurre l’incidenza del cancro.


Come direbbero gli inglesi: What’s not to love?

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