Thanksgiving

La festa del ringraziamento

Domani, il quarto giovedì di novembre, si festeggia Thanksgiving.

È una festa nazionale celebrata in numerosi paesi che ha origine in un passato molto lontano, quando si ringraziava per il sacrificio e la benedizione del raccolto dell’anno precedente.

Contrariamente a ciò che si pensa, non è una festa esclusivamente statunitense, sebbene la legge federale abbia stabilito nel 1941 che fosse una tradizione annuale.

Sembra che il primo festeggiamento sia avvenuto nell’ottobre 1621 grazie ai padri pellegrini della colonia di Plymouth per apprezzare l’aiuto ricevuto dai membri della tribù dei Massasoit nel raccolto, e per la celebrazione dello stesso.

Anche in Germania si festeggia: si chiama Erntedankfest, è una festa cristiana la prima domenica di ottobre, in concomitanza con l’Oktoberfest.

Esistono anche, tra gli altri, Sukkot che è una festività che dura gli ultimi 8 giorni d’autunno, e Shavuot che festeggia il raccolto di grano, entrambi in Israele.

In realtà la festività ha radici storiche in tradizioni sia religiose ma soprattutto culturali.

Nel Regno Unito, ad esempio, si festeggia in concomitanza della Harvest Moon, la luna del raccolto, e ha radici precristiane, quando i Sassoni offrivano il primo covone di orzo, avena o grano agli dei della fertilità. Quando si terminava il raccolto era usanza per le famiglie riunirsi per cenare insieme. Quando giunse il cristianesimo, le tradizioni rimasero e oggi si usa festeggiare cantando, pregando e decorando ceste di cibo e soprattutto frutta per celebrare il raccolto e ringraziare madre Natura per i suoi doni.

Del resto, l’inglese thank deriva dall’anglosassone þanc, þonc nel suo significato secondario di “pensiero riconoscente; gratitudine”, dal protogermanico *thanka-.

In epoche preistoriche il nome germanico sembra essersi espanso nel significato da “pensare a; ricordare” a “ricordare con immenso affetto; pensare a qualcosa/qualcuno con gratitudine” (cfr. antico sassone e antico frisone thank; norreno þökk; olandese e tedesco Dank).

L’anglosassone significava prevalentemente “pensiero; riflessione; sentimento; mente, volontà, scopo” ma anche “grazia, perdono; piacere, soddisfazione”.

Spesso mi si chiede perché condivida così tante informazioni gratuite sulla fitoalimurgia, e la mia risposta voglio darla proprio in questa giornata: bisogna condividere, scoprire – se non lo si è ancora fatto – il valore della condivisione e del dono nei confronti del prossimo, perché arricchisce chi lo riceve ma soprattutto chi lo dà, nell’ottica che nulla è esclusivo, e si migliora nel confronto.

In questo periodo di ansia, tristezza, angoscia e incapacità di guardare chiaramente al futuro una delle poche certezze che abbiamo è madre Natura e i suoi doni.

Proprio oggi parlavo in un video illustrativo di Food Forest, del prato che, a osservarlo bene, ci dona cibo nutriente e ricco, saporito e dalle forme invitanti, siamo noi che abbiamo smesso di osservare.

Il mio ringraziamento va a chi mi segue, mi ascolta, mi consiglia, mi vuol bene, mi ammira, mi fa capire dove sbaglio, mi migliora, crede in me, mi dà forza, mi sprona, e alla vita per poter essere qui oggi a scrivere, per poter vedere, camminare, scrivere, provare dei sentimenti e andare avanti sempre.

E in queste parole c’è il mio augurio per tutti, con una ricetta speciale: al posto del tacchino, la zucca ripiena selvatica.

Gustosa e corroborante, come spero sia stato il raccolto, sia materiale che metaforico, per ognuno di voi!

Ecco la ricetta:

Ingredienti: una zucca violina (Butternut) da un kg; 100 grammi di erbe selvatiche miste (con prevalenza di castalda, Ægopodium podagraria), 400 grammi di topinambur, sedano rapa, barbabietola, raperonzoli, insomma tuberi selvatici misti e non; 100 grammi di “non-formaggio” stagionato di mandorle; 50 grammi di pangrattato (io ho usato quello di ghiande ma qualunque pane va bene); 50 grammi di frutta secca mista (castagne, faggiole, noci, nocciole); 5 dl di latte di mandorla; sale; pepe; semi selvatici misti

Procedimento: taglia la zucca in due metà. Sistemale sulla leccarda ricoperta da carta forno e fa cuocere per 20 minuti/mezz’ora a seconda della grandezza, in forno già caldo a 180°.

Nel mentre pulisci e taglia a fettine i topinambur, il sedano rapa, la barbabietola, i raperonzoli etc. in latte di mandorla con l’aggiunta di 5 dl di acqua. Scola tutti i tuberi al dente e metti da parte. Fai sbianchire le erbe selvatiche (neanche un minuto in acqua bollente non salata, scola e versa per pochi secondi in una ciotola con acqua con cubetti di ghiaccio). Fai scolare e metti da parte.

Appena la zucca è pronta, svuotala e taglia la sua polpa nella parte più larga alla base.

In una ciotola sistema i tuberi, parte della polpa della zucca, le erbe sbianchite, pangrattato e nonformaggio, frutta secca mista in granella o a pezzetti.

Con l’aiuto di un pestello o di un minipimer riduci il tutto a un impasto, se necessario aggiungendo un po’ di latte di mandorla (e se vuoi anche un cucchiaino di miele di tarassaco, se ti piace l’agrodolce). Puoi aggiungere una spolverata di cannella e una di noce moscata.

Sistema il composto all’interno della zucca. Aggiungi sale e pepe, se ti è avanzato del “non-formaggio” sistemalo in cima per effetto “filante e croccante”.

Cuoci in forno chiudendo le due metà con spago come se legassi un tacchino, facendole aderire bene a “chiudere” la zucca di nuovo intera.

Cuoci per 40 minuti circa a 180° in forno già caldo.

A cottura ultimata sistema su un vassoio da portata. Puoi servire con purè di patate aromatizzato all’aglio selvatico o con cavoletti di Bruxelles cotti con mela cotogna e vincotto di fichi.


Buon Ringraziamento!

Azienda Agricola Pikniq

di Filomena Valeria Eleonora Matarrese

via Francesco Comolli, 2 – Valganna (VA) – Italy

Telefono: (+39) 0332 1801155

Cellulare: (+39) 347 7523337

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