Melograno

Punica granatum

I Romani lo chiamavano Malum Punicum, melo cartaginese, credendo che provenisse dall’area siro-fenicia dove una mitica Sìde, nome greco del frutto, era considerata l’eroina fondatrice di Sidone nell’attuale Libano, che si uccise sulla tomba della madre a causa delle insidie del padre. Quest’ultimo fu dagli dei impietositi trasformato in nibbio, che la leggenda vuole non si posi mai sui rami dell’albero.

Un altro nome greco per melograno era Rhoiò (Reo), figlia di Stáfylos, il tralcio d’uva: il padre irato l’aveva rinchiusa in una larnax, un recipiente d’argilla, e gettata in mare. Dopo un fortunoso viaggio era approdata sull’isola di Delo, dove aveva generato Ánios, che a sua volta aveva generato Oinó, Spermó, Elaïs, ovvero Vino, Grano e Ulivo.

Il primo melograno, secondo il mito greco, nacque dal sangue di Dioniso fatto a pezzi dai Titani. E Graves ricorda che un antico tabù riguardava i cibi di colore rosso, che potevano essere offerti solo ai morti. Anche la frase “bianca come il latte e rossa come il sangue” si ricollega alla melagrana, prima che alla mela, facendo l’occhiolino al ciclo continuo di sacrificio-morte-rinascita del principe Ade che cerca la sua sposa Persefone, riportando a ogni racconto pulsante la magia che ridà la vita ai morti della fertilità che porta frutti e figli.

E infatti i chicchi della melagrana simboleggiano rinascita e prosperità, scarlatta promessa di vita.

Punica granatum è così chiamata per la regione costiera della Tunisia da cui i Romani portarono l’albero; granatum è latino “con semi”.

In realtà la melagrana è una balausta, dal greco βαλαύστιον (baláustion), “fiore del melograno”: una bacca modificata, divisa in più sezioni, con semi che producono un tegumento ingrossato e gelificato, di colore rosso, rosa o bianco, e che rappresentano la parte edule.

La corteccia delle radici si usa per le sue proprietà medicinali, così come la scorza dei frutti (raccolta in autunno), che essendo ricca di tannino è anche utilizzata per tingere (il giallo tipicamente usato negli arazzi arabi).

La polvere ottenuta è usata come decotto, è astringente; e soprattutto quella di radici è pericolosa.Si possono utilizzare in cucina anche i petali, a crudo come decorazione o canditi. L’infuso viene usato tradizionalmente come rinfrescante delle gengive.

I semi sono ricchissimi di vitamina C, sono blandamente diuretici, e se ne possono fare sciroppi, gelati, e la famosissima Granatina.

Special thanks Elena Villa / Tuttosicrea per le foto sulla tintura con buccia di melagrana

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