Smirnio

Smyrnium olusatrum

smirnio

Lo smirnio, Smyrnium olusatrum L., è una pianta erbacea biennale con fusto eretto, scanalato-striato, privo di peli, alto anche più di un metro, appartenente alla famiglia delle Umbelliferæ (Apiaceæ).

I fiori hanno piccoli petali gialli e sono riuniti in ombrelle con molti raggi. Fiorisce da gennaio a maggio.

I frutti rugosi e neri sono acheni con tre coste.

Le foglie inferiori hanno la guaina allargata e sono divise in tre parti di forma generale ovale, ma divise in foglioline a margine dentato; le superiori sono sessili, collegate direttamente alla guaina.

Cresce negli incolti umidi, sui ruderi e sulle macerie.

È depurativo e diuretico.

Viene anche chiamato, in gergo, alessandrina, corinoli comune, lessandria o macerone. Nel leccese viene chiamato lácciu riéstu (lácciu sta per “l’acc” ovvero “il sedano”), o ngirle, nzirnia, zavírna, zirna, zírnia, zirro a Martina Franca. Le ombrelle fiorifere sono chiamate, sempre nel leccese, spirni.

Il nome del genere deriva dal greco σμυρνα, “mirra”, in riferimento all’aroma dei semi; mentre l’epiteto specifico deriva dal latino olus atrum “erba nera”, in riferimento al colore dei frutti a maturità.

Lo smirnio, attestato sin dall’epoca romana, non cresce nell’Italia settentrionale.

Anticamente coltivato come verdura, è ancora, in alcuni paesi del leccese, usato in cucina al posto del sedano.

Le radici sono utilizzate come le carote; i germogli e le ombrelle tenere come gli asparagi; le foglie, lessate o nelle minestre, come il radicchio rosso.

Con le radici e con le foglie si possono preparare salse aromatiche per minestre e brodi.

Con le foglie si aromatizzano pesci e crostacei.

I semi maturi, neri, si tritano come il pepe su tartine e piatti a base di pesce.

Da quando Gayelord Hauser ha scoperto che lo smirnio è l’alimento più ricco di vitamina A, è tornato a essere ricercato e utilizzato in cucina.

Gli stessi utilizzi ha lo Smyrnium perfoliatum L., corinoli dentato, oggi piuttosto raro.

Alla stessa famiglia appartiene Bunium bulbocastanum L., bulbocastano comune, del quale si usano in cucina le foglie e i tuberi, dal sapore di castagne. È pianta infestante le colture, specialmente dei cereali.

semi smirnio

Si può essere innamorati di una pianta e assurgerla a proprio amore tra tutte?

Oggi Vi presento lui, mio amico d’infanzia e simbolo di terrore e sublime, terrore perché lui è olusatrum, perché fa parte delle Umbelliferae (la famiglia “demone” dei raccoglitori neofiti perché ricca di specie tossiche e mortali molto simili tra loro e quindi difficili da riconoscere), sublime per il suo sapore a seconda del momento di raccolta e per le sue innumerevoli declinazioni.

Lo smirnio, per gli anglosassoni alisaundre, come il francone, forma corrotta del latino olusatrum - già in Plinio (Naturalis Historia, XIX, 162; cfr. anche Isidoro "Etymologiæ", XVII, x, 16, che si limita a citarlo nel capitolo intitolato "De Oleribus", senza spiegarne le origini); è testimoniata anche la variante alexandre, conforme ad anglosassone alexandre (X sec.), che sembra però derivare dalla tarda denominazione latina alexandrum, forma corrotta o contratta di (Apium) alexandrinum, sinonimo di macedonicum, indicativo dell'originario habitat della pianta (latino medico Petroselinum alexandrinum, sinonimo di P. macedonicum).

Oggi in inglese lo chiamano Alexanders perché fu importato in Gran Bretagna dai Romani (che a loro volta lo scoprirono in Grecia) che lo chiamavano Petroselinum alexandrinum (prezzemolo di Alessandria) e che insieme all’Ægopodium podagraria era un sostituto del sedano.

Se il nome latino olusatrum, che letteralmente significa "erba nera", fa riferimento al colore dei semi e della corteccia della pianta, i sinonimi di derivazione greca smyrnium e hipposelinum ne indicano altre prerogative: smyrnium allude al suo sapore di mirra (cfr. greco σμυρνα), hipposelinum (dal greco ιπποσέλινον, "appio cavallino", "appio grande": n.b. in Puglia il sedano si chiama accio derivato per palatalizzazione da appio) ne significa le ragguardevoli dimensioni.

Per non dilungarmi, indico solo che per i norreni l'alexandrian sæd era fra i numerosi componenti di un godne morgen drænc, un toccasana contro ogni infermità e ogni tentazione del demonio.

Ecco alcune ricette:

Sciusciéllu (brodetto con uova) allo smirnio

Ingredienti: brodo, 4 uova, 50 grammi di Parmigiano, 30 grammi di pecorino, prezzemolo, smirnio

Procedimento: preparare il brodo, sbattere le uova con il prezzemolo e i formaggi grattugiati, versare nel brodo bollente; servire anche con crostini di pane.

Ad Avetrana con questo brotu chinu, “brodo sostanzioso”, si usa condire anche la pastina.

Germogli di smirnio arrostiti

Ingredienti: smirnio, olio, sale

Procedimento: raccogliere i germogli prima che si aprano le foglie, arrostirli sulla brace e condirli con olio e sale.

Lascia un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Azienda Agricola Pikniq

di Filomena Valeria Eleonora Matarrese

via Francesco Comolli, 2 - Valganna (VA) - Italy

Telefono: (+39) 0332 1801155

Cellulare: (+39) 347 7523337

Per inviarci un messaggio compila il modulo di contatto.

     No

Per poter accedere al modulo di contatto dichiaro di aver prima preso visione, cliccando questo link, di come saranno trattati i miei dati personali ai sensi del Regolamento UE (GDPR) 2016/679.

Ho preso visione di come saranno trattati i miei dati personali ai sensi del Regolamento UE (GDPR) 2016/679.